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Sommelier – lavoro o passione?

Pubblicato da Irina Mihailenko DipWSET, MW Student, sommelier AIS e FISAR

Spesso mi chiedono se sono sommelier. La risposta è “ni”. Ho seguito corsi di formazione riconosciuti come AIS (Associazione Italiana Sommelier) e FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori), ho lavorato nel settore, ma il mio lavoro principale consiste in altro. Questa posizione ambivalente riflette bene una realtà diffusa: il termine “sommelier” viene usato in molte accezioni, a volte come titolo professionale, altre come riconoscimento finale di un percorso di passione e conoscenza.

Definizione di Sommelier

Secondo Treccani, il sommelier è quel professionista riconosciuto per il servizio e la presentazione del vino, con competenze che spaziano dall’analisi organolettica del prodotto al suo abbinamento col cibo, alla gestione della cantina, fino alla comunicazione e valorizzazione dell’esperienza del consumatore.

In Italia, il termine “sommelier” è spesso associato a chi ha completato un corso AIS, FISAR o simile e quindi a un appassionato che ha acquisito formalmente una base di conoscenza e tecnica, anche se non esercita necessariamente una professione attiva nel settore. Nel resto del mondo il sommelier è un vero e proprio titolo lavorativo, un “job title” legato all’attività professionale nel campo della ristorazione, dell’enoturismo o della distribuzione. Qui la figura è riconosciuta come un esperto operativo, che collabora attivamente nel business del vino con responsabilità specifiche.

Differenze tra AIS, FISAR e WSET

Molti associano il percorso WSET (Wine & Spirit Education Trust) alla formazione per sommelier, ma non è esattamente così. AIS e FISAR sono associazioni italiane storiche che offrono un approccio strutturato alla sommellerie, focalizzandosi su degustazione, servizio, abbinamenti e conoscenza del territorio italiano.

Il WSET invece, di base britannico, propone corsi con contenuti sempre aggiornati a livello globale, articolati in livelli progressivi certificati (dal livello 1 al diploma di livello 4). Questi corsi approfondiscono gradualmente viticoltura, enologia, business del vino e pensiero critico, ma sono meno focalizzati sul servizio diretto o il ruolo del sommelier operativo. Quindi, mentre AIS e FISAR formano più sommelier in senso tradizionale, il WSET forma professionisti del vino con un profilo più ampio e trasversale.

La formazione nel mondo del vino: un viaggio senza fine

Il vino è un universo vastissimo e complesso, che richiede una continua sete di conoscenza. Nessuno, nemmeno il miglior esperto, può dire di conoscere tutto. Questo è un punto fondamentale da comprendere sia per chi si avvicina alle associazioni di sommelier sia per i professionisti già operativi. Ed è qui che entra in gioco il concetto noto come “effetto Dunning-Kruger”.

Questo bias cognitivo, scoperto dai psicologi David Dunning e Justin Kruger, descrive come chi possiede poche competenze tende a sopravvalutare la propria preparazione, mentre chi è davvero esperto ha scarsa fiducia nelle proprie conoscenze, consapevole della vastità del sapere ancora da acquisire. Nel mondo del vino, a volte chi ha appena terminato un corso AIS o FISAR crede di sapere tutto, trovandosi improvvisamente sulla “vetta della montagna degli ignoranti”.

Questa consapevolezza è di vitale importanza per la crescita personale e professionale: la formazione deve essere vista come un processo continuo, accompagnato dall’umiltà, elemento essenziale che ogni sommelier o professionista del vino deve coltivare giorno dopo giorno.

La sommellerie tra passione e lavoro

Per molti, il percorso di sommelier nasce come pura passione, uno strumento per approfondire la conoscenza del vino e migliorare l’esperienza personale. Per altri, invece, la sommellerie è una professione concreta, un lavoro che richiede competenze tecniche, capacità di comunicazione e attitudine a gestire servizio e cantina in contesti esigenti come ristoranti stellati.

In Italia la percezione è spesso legata al primo caso: molti sommelier sono appassionati preparati ma non sempre coinvolti in ambito lavorativo. Questo rischia di sminuire la figura nel mercato del vino, poiché tutto il know-how acquisito non sempre viene riconosciuto come parte integrante di una professione. Al contrario, nei paesi anglosassoni, il sommelier è identificato come un ruolo operativo con responsabilità ben definite che corrispondono a un percorso di carriera e sviluppo professionale.
Per questo motivo, io preferisco usare la definizione “Sommelier Operativo” per distinguere chi lavora attivamente nel settore da chi possiede semplicemente una base formativa o passione.

In conclusione, essere sommelier oggi significa molto più che saper servire un vino nel modo corretto o recitarne la scheda tecnica. È un percorso di crescita continua, in cui ogni bottiglia diventa una lezione e ogni degustazione un’occasione per rendersi conto di quanto ancora c’è da imparare.

Con il tempo, la conoscenza porta consapevolezza e l’umiltà diventa la dote più preziosa. I veri professionisti del vino, che operino in sala, in comunicazione o nella formazione, sanno che la competenza non è mai un traguardo, ma un cammino senza fine.

Che lo si viva come passione o come professione, il ruolo del sommelier è quello di costruire ponti: tra il vino e chi lo beve, tra la cultura e il piacere, tra la conoscenza e la curiosità. E forse il punto d’arrivo, se mai esiste, non è sapere tutto dei vini del mondo, ma continuare ad avere la voglia autentica di scoprirli, giorno dopo giorno.


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  • Adatto a tutti: nessuna esperienza pregressa richiesta, solo curiosità e voglia di imparare.

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Educator: Irina Mihailenko DipWSET, MW Student, sommelier AIS e FISAR, Certified Educator


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